Detta così sembra una cazzatona di quelle che non fanno neanche ridere, ma non lo è! Noi di Brutal Crush l’abbiamo sempre saputo, e come se l’abbiamo sempre saputo, gli zombi esistono! Non ci credete? Siete ancora sotto l’influenza del ‘grande fratello’ che vi offusca la mente? Ok, allora leggete quanto è successo neanche poche ore fa a Miami: un uomo, deambulando per strada completamente nudo, ha aggredito un barbone strappandogli parti del volto a morsi e cibandosene. Continua a leggere
Un gioiellino di inestimabile valore è il disco che ci regalano i Mirrormaze; convince in pieno il modo con cui i ragazzi di Borgomanero riescono a rielaborare la lezione impartita dai mostri sacri del genere (Fates Warning e Dream Theater su tutti), andando a segno nell’intento di partorire un lavoro fresco ed al passo con i tempi, senza discostarsi dai canoni di un prog metal colto e di grande presa melodica. Dall’impatto spiccatamente emozionale, potenti nelle ritmiche e dalla preparazione tecnica eccezionale, i Mirrormaze non cadono nel tranello di sfoggiare brani eccessivamente complessi, ma sanno bilanciare con gusto e raffinatezza lo spirito fondante del genere con una rilettura moderna, proponendo brani mai banali e soprattutto prodotti e missati in modo divino. Continua a leggere
Tutti coloro i quali tra voi lettori hanno da tempo superato i 35 anni, ricorderanno l’effetto che ‘ci’ fece “You Suffer” dei Napalm Death appena ascoltata, un brano che durava un solo fottutissimo secondo! La Earache fu per un lungo periodo la label estrema per eccellenza, non c’era storia, nel suo rooster aveva i migliori, dai Carcass ai Morbid Angel, dai Cathedral fino ai Napalm Death, in pratica parliamo di quello che era il meglio in assoluto. Continua a leggere
Ogni tanto qui a Brutal Crush ci piace mettere le nostre intelligenze e le nostre capacità al servizio delle minchiate più becere ed assurde, questa volta però ci siamo inventati qualcosa di veramente idiota e per questo spassoso, una sorta di quiz per i curiosi e dementi. Abbiamo deciso di andare a recuperare tutte le immagini più ‘improbabili’ dei nostri eroi, con una predilizione per quelle più irriconoscibili. Diamo il via alla nostra nuova rubrichetta, chiamata per diletto ed elegantemente ‘Chi cazz’é?”. Continua a leggere
Ne vogliamo parlare? Ok, parliamone, tanto ne avremmo parlato comunque. Quanto ci possono piacere i Marduk nel 2012? Poco, anzi pochissimo. La vera domanda che tutti dovremmo porci però è: se i Marduk non avessero inciso “Opus Nocturne”, quanti li seguirebbero oggi? Soprattutto, i loro nuovi dischi sarebbero sempre e comunque accolti con interesse? Non penso assolutamente. Aggiungo che, se non fosse uscito proprio “Opus Nocturne”, neanche quel martello pneumatico di “Panzer Division…” avrebbe riscosso il successo di cui poi ha goduto. Detto senza paura di fraintendimenti, l’ultimo disco dei Marduk che ho realmente apprezzato è stato “Plague Angel”, un bel disco di mestiere, questo è sicuro, ma la presenza di Mortuus al posto di Legion dietro al microfono, specialmente dopo un album fiacco come “World Funeral”, ha portato quella ventata di freschezza che ci voleva. Continua a leggere
I Misfits sono un nome che, se a suo tempo non ha goduto di chissà quali glorie, grazie ai Metallica ed alle loro t-shirt è diventato un culto, uno dei primi e più emblematici casi della storia del rock per quel che riguarda la forza del merchandising (addirittura oggi si vendono più magliette e gadgets che dischi, ma è una storia diversa). Tutto questo lo sa bene sua maestà Glenn Danzig che, sulla gloria postuma della sua ex band, ci ha costruito una carriera invidiabile, prima con i seminali Samhain poi con i Danzig, merito soprattutto di una manciata di dischi superlativi, sia chiaro. Nessuno ha mai detto che il buon Glenn sia mai campato sugli allori, ci teniamo a ribadirlo, non a caso proprio il suo ultimo disco con i Danzig, “Deth Red Sabaoth“, ne ha universalmente segnato la rinascita artistica. Bene, dopo anni che proprio lui per primo ha detto no ad una reunion con i suoi ex compagni, pochi giorni fa ha ospitato sul palco niente meno che Doyle, l’ex chitarrista dei Misfits con cui è sempre rimasto in buoni rapporti. Sia questo il primo segno di una imminente reunion? Sapranno riconciliarsi Glenn e l’ex compagno di liceo, Jerry Only? Non lo sappiamo, anche se sinceramente ci speriamo Non ci speriamo come in una bella reunion degli Samhain, sia chiaro, ma a noi di Brutal Crush piacciono le cose strane, non ve lo dobbiamo certo ricordare ogni due per tre. Continua a leggere
Ultimamente sto recensendo veramente un mucchio di cosette interessanti, non chissà cosa, ma almeno non provo i più tipici conati di vomito di cui sono vittima quando ascolto certe porcate. Partiamo a bomba con “Industrialist”, il nuovo disco dei Fear Factory. Anche se da qualche tempo in rete gira una mezza preview del disco, sentirlo bene e per intero è cosa diversa, ti fa capire come questi ragazzi oggi potrebbero benissimo dedicarsi ad altro o limitarsi a qualche tour autocelebrativo riproponendo per intero “Demanufacture” e campando di gloria. “Industrialist” in fin dei conti, sia chiaro, non è un disco brutto, anzi è notevolmente più ispirato delle ultime produzioni da “Digimortal” in poi, ma non aggiunge niente a quanto di meglio la band ha inciso a suo tempo. Continua a leggere
Come abbiamo già accennato parlando dei grandissimi Belzebong, la rete dona finalmente la possibilità, anche a chi non ha i mezzi o le possibilità giuste, di farsi conoscere in tutto il mondo saltando a pié pari qualsiasi discorso discografico legato alla distribuzione fisica. Niente più dipendenze dalle esigenze dell’art director di turno o della moda. Le nuove generazione, più di chi ha già consolidato il suo nome, hanno la meravigliosa possibilità di suonare quel che vogliono nella più ampia delle libertà. Continua a leggere
Ci sono band che non ne vogliono proprio sapere di andare in pensione, vedi Ac/Dc e Motorhead, così come ci sono band incapaci che non ne vogliono sapere di andare in pensione, vedi Guns, Motley Crue e tutta le miserrima gentaccia della L.A. anni ’80 che ancora campa di una gloria durata mezza stagione. Ci sono poi band che forse in pensione ci andrebbero pure, ma che se non ci vanno è meglio visto che hanno ancora tantissimo da dare, vedi i qui presenti The Cult. La band di Ian Astbury, a distanza di 5 anni dal non proprio riuscitissimo “Born Into This”, un album per certi versi troppo confusionale, torna con una disco che riprende quel discorso roccioso e sanguigno lasciato a metà con il bellissimo “Beyond Good And Evil” del 2001, forse uno dei loro capolavori assoluti insieme a “Love”, “Electric” e “Sonic Temple”. Continua a leggere
Correva l’anno 2008 e leggende metropolitane vogliono che la casa distributrice Lionsgate si ritrovò tra le mani e a sua insaputa (espressione oggi quantomai di moda, soprattutto in Italia) un’autentica patata bollente, cioè dover spingere al botteghino due film dal potenziale commerciale non da poco, il thriller/horror con quella bonazza di Liv Tyler THE STRANGERS e questo MIDNIGHT MEAT TRAIN tratta da (era ora!) il celebre racconto di Clive Barker, ma avere le disponibilità finanziarie per poter svolgere compiutamente il proprio lavoro soltanto per una pellicola. Continua a leggere
Dopo avere ascoltato per giorni quel pattume di merda che è l’ultimo disco degli Anathema, anche un disco non brillante come l’ultimo Unleashed ti può regalare un sorriso, se non qualcosa di più. Come tutte le band svedesi della migliore scena dei primi anni novanta, anche questi ‘ciovani’ vichinghi hanno seguito la tradizione, pensateci: hanno inciso almeno un disco seminale, “Where No Life Dwells” (1991), un cagatone di proporzioni inimmaginabili, “Warrior” (1997), ed una serie di dischi poco più che mediocri contenenti ognuno qualche pezzo spettacolare e qualche schifezza. Questo sono gli Unleashed, una buona death metal band svedese che parla delle epiche gesta dei vichinghi e gode della fortuna di essere venuta fuori nel posto ‘ciusto’ al momento ‘ciusto’, niente di più. Continua a leggere
Credeteci o no, c’é gente che si impegna seriamente per superare i record più bizzarri, cose come quante noci sgusci in 60 secondi usando le natiche, chi fa il castello di sabbia più resistente modellandolo con le ascelle e via così per una serie infinita di cazzate. Lisa Sparxxx, notissima attrice hard americana, non scherza quando decide di battere un record. Bene, la nostra bella maggiorata, contro ogni pronostico, è riuscita nell’ardua impresa di fare una gang bang con la bellezza di 919 uomini contemporaneamente, roba da latrina umana del piacere. Continua a leggere
I Drakkar, dopo dieci anni dal precedente full-lenght “Razorblade God”, tornano sulla scena con “When Lightning Strikes”, un album senza tanti fronzoli, convincente, compatto e dal sound decisamente accattivante. La band meneghina è sotto molti aspetti diversa rispetto al disco di esordio, “Quest for Glory”, release dal sound molto più ruvido ed epico, e sembra aver abbracciato definitivamente un power metal più raffinato (che già in “Razorblade God” appariva marcato), trionfalmente sinfonico, dall’impatto melodico garantito, senza per questo aver lasciato sul campo la compattezza del riffing e la sostanza di una sezione ritmica corposa ed affidabile. Continua a leggere
In questo momento mi trovo zoppo a casa mia con Aldo. Dopo avere mangiato quella che ho definito una pasta rudimentale ed avere bevuto una discreta quantità di svariate birre, il dubbio è venuto alla mente e non ho potuto non porvelo: meglio prenderlo o darlo? L’omosessualità è un problema, un problema serio, dobbiamo trovare una soluzione perché le checche diventino sempre di più! Continua a leggere
Non ho capito come mai ci girino tanto intorno. Adesso per esempio, l’ultima notizia è che Kinske e Hansen sono tornati insieme per una collaborazione a quattro mani. Tempo fa Gamma Ray e Helloween fecero un tour con un bis finale che li vide sul palco a suonare qualche vecchio cavallo di battaglia. Possibile che i tempi non siamo ancora maturi per una reunion definitiva dei veri Helloween? Quanti dischi mediocri dovranno sfornare ancora loro ed i Gamma Ray prima di rinchiudersi in uno studio e firmare un nuovo capitolo della saga del custode della settima chiave? Continua a leggere
Ok, Chuck è morto e lo sappiamo tutti, ma da quel giorno almeno tre case discografiche hanno provato ad alzare soldi sfruttando una tragedia umana. Prima la Nuclear Blast con un live dvd postumo, poi la Karmageddon (ex Hammerheart) con gli “Zero Tolerance 1 & 2″, ovvero le parti inedite e demo del mai uscito nuovo album dei Death e di “The Sound Of…”. Infine, a fare veramente la parte dello schifo ci ha pensato la Relapse che, non contenta di avere rimesso in circolo l’ennesima ristampa di tutti i dischi dei Death, inclusi i Control Denied ed un live, arricchiti con i soliti bonus che nel bene o nel male tutti già avevano, adesso ci propone la ristampa delle registrazioni dei Mantas, la prima band di Schuldiner. Continua a leggere
Ci sono band che spaccano a priori, anche solo per l’attitudine. I Belzebong sono una di quelle. Questo quartetto polacco suona il più acido, marcio, pestone e malato stoner/doom del globo: strumentale! Si, avete capito bene, fottutamente strumentale, esattamente come i nostri italianissimi Misantropus, la band dei fratelli Sanniti che ha fatto scuola a riguardo. Senza fare paragoni con il power trio capitolino, i Belzebong prendono i Black ‘fucking’ Sabbath di “Master Of Reality” e li stuprano, li imbottiscono di marjuana e gli fanno fare un trip a base di Kyuss e dei Cathedral più visionari. Questo gioiellino della ‘fattanza’ è composto da 4 brani a dir poco bestiali, la colonna sonora perfetta per film come “Il Grande Lebowsky” o, ancora meglio, “Paura E Delirio A Las Vegas”, roba acidissima, di quella che ben accompagnava le serate alcolico/lisergiche a casa di un mio vecchio amico sulla tangenziale quando, dopo le prime 2 bombe e qualche litro di birra, si passavano le ore a commentare la grandezza di Iommi. Continua a leggere
The Cleanup, titolo originale di questo romanzo uscito nel 1987 e pubblicato in Italia solo nel 1995 dalla povera Phoenix Editrice – che diede alle stampe anche Slob di Rex Miller e Lost Angels di David J. Schow – prima di essere travolta da una serie di problemi legali per dei diritti non pagati, che andarono ad aggiungersi alle spassose traversie economiche di chi decide di pubblicare libri horror in Italia, anche se di ottima qualità (La Gargoyle Books ne sa qualcosa, giusto?). Ma parliamo di questo romanzo, che è meglio. È l’opera seconda di John Skipp e Craig Spector, i “Chips” della narrativa fantastica, sempre in coppia dietro alla macchina da scrivere. Erano dieci anni e passa che non lo rileggevo e devo dire che è invecchiato proprio male. O lui o io. Continua a leggere
L’estate si sa, porta un sacco di problemi, incendi, bikini esagerati, code chilometriche al casello, ma nessuno di questi problemi vale quanto quello delle formiche, quei simpatici cosetti neri con le antenne che, a differenza della cicala, si fanno il mazzo tutto l’anno. Chi di voi non ha mai pensato “Ti pare possibile? Bastano due briciole e subito arriva un esercito di queste fottutissime formiche!”. Continua a leggere
Ci sono dischi che, almeno secondo il mio punto di vista, ci vuole coraggio a produrre. Non mi riferisco a quelle monnezze mal registrate di terza categoria che, tra una cazzata e l’altra, qualche cerebroleso definisce senza ritegno capolavoro facendo il verso al più detestabile intellettualoide della nostra Italietta, mi riferisco invece a quei prodotti ultra ampollosi e curatissimi di hard rock/power/pop metal che andavano di moda nella seconda metà degli anni novanta, quando un cospicuo numero di rincoglioniti seguiva con devozione robette quali Stratovarius ed affini. Triste a dirsi, i Sonata Arctica furono una delle ultime band di un’epoca ormai lontana che mi riuscì a scucire qualcosa dal portafogli senza avere ascoltato una nota che sia una. Continua a leggere
Sembra fatto di proposito, proprio sotto questo post ne troviamo uno di ben altra serietà interamente dedicato all’underground black metal, ma non è colpa nostra se oggi siamo venuti a conoscenza di questa puttanatona. Che il black metal, o almeno tutto ciò che gira intorno a questo genere, intendendo l’immaginario scenico, presti il fianco alle parodie e prese per il culo più incredibili, questo è fuori di dubbio, ma che addirittura i tipi della Citizen Brick si mettessero a produrre il black metaller Lego sembrava una cosa impensabile. Continua a leggere
Non chiedetemi come mai, ma adoro questi specialoni ricchi delle più inascoltabili ed estreme nefandezze di cui il sottobosco estremo è intriso. Roba stampata in copie limitatissime, alcune volte addirittura in cd-r, ma piena di quella magia nera e blasfema che solo il black metal sa regalare. Perché il black metal, come ho più e più volte detto, è qualcosa che va ben oltre lo stile ‘sonoro’, è una forma d’arte nera e malsana che vuole arrivare ad esprimere le più remote ed antiche ossessioni e paure umane, ripescando lì dove l’io del più puro male è dormiente, questo è il black metal. Continua a leggere
Per molti, forse per troppi, parlare di zombi vuol dire parlare di semplici cadaveri che riprendono vita per chissà quale misterioso virus, ma non è così semplice come si può pensare. Parlare di questi simpatici ex umani è una sorta di dedizione che ogni amante del cinema horror deve avere dentro di sé ed alla quale non può in alcun modo rinunciare. Ovviamente le miriadi di finti esperti e ciarlatani si sprecano, ma a noi di Brutal Crush cosa ce ne frega? Il Giappone, non da ieri terra delle più indicibili perversioni sessuali e patria dei più indigeribili polpettoni horror di sempre, ha deciso di darsi all’americanissima ‘moda’ dello zombie con un prodotto anche in linea con le passioni nipponiche più fashion. Continua a leggere
L’altra sera, in preda ad una crisi lisergicopostalcolicofattonzia, tra una pinta di birra ed un piatto di melanzane alla griglia ripassate in padella con l’aglio, che vi devo dire, saranno stati i profumi afrodisiaci del vegetale, saranno state quelle frizzanti punticine di olio bollente che mi sono schizzate sul viso, sarà stato l’insano desiderio di scoparmi una tirolese con le chiappe flaccide ed i calzettoni di lana, mi sono posto l’eterno dilemma di chi come ascolta black metal da tempi non sospetti: meglio Burzum o i Mayhem? Mancata lucidità a parte, considerando che stiamo parlando di due stili completamente diversi, la risposta è stata semplice. Continua a leggere
Ci sono band che hanno provato in tutti i modi a rappresentare nel modo più tangibile possibile concetti come dolore, sofferenza, morte, suicidio. In quante ci sono realmente riuscite? Poche, anzi pochissime, più che altro parliamo di qualche più o meno semisconosciuta band doom o qualche band di depressive black metal come i Nortt, ma si contano sulle punte delle dita. I livelli di cui qui parliamo vanno ben oltre la semplice poesia decadente di album comunque spettacolari come “Epicus, Doomicus, Metallicus” dei Candlemass, “The Angel And The Dark River” dei My Dying Bride o “Forest Of Equilibrium” dei Cathedral. Qui parliamo concretamente del nero più nero, della voglia di staccare la spina, del più violento dolore dell’anima. Bene, se cercate in una parola tutto questo, la colonna sonora perfetta per il vostro ultimo respiro ha un solo nome: Canaan. Continua a leggere
Era da un po’ che non vi proponevamo una delle nostre malsane classifiche, cosa ci volete fare, impegni e mancanza di tempo, nuove avventure e cocenti delusioni, tutte cose che ci hanno fatto smarrire la putrida via. Ad ogni modo eccoci di nuovo qui con una sanguinolenta classifica, la prima dopo la playlist di fine anno, ne è passato di tempo, eh? Fondamentalmente questa lunga assenza in realtà è scaturita da un solo motivo, siamo sinceri, dischi decenti da Gennaio ad oggi ne sono usciti veramente pochissimi, quasi nessuno. Continua a leggere
Noi di Brutal Crush non abbiamo bisogno di cavalcare la notizia, correre a dire la nostra sull’ennesimo scandalo politico o su chi si scopa Belen. Magari ne scriviamo, ma quando ci va, con comodo. Di sicuro avrete sentito la faccenda della puttana vestita con la maschera di Ronaldinho durante i Bunga Bunga di Berlusconi. Ecco, ci ripensavo stamattina, mentre accompagnavo mia figlia a scuola, guardandola dallo specchietto retrovisore. Non nego la paura che la mia bambina da grande possa diventare una delle tante Minetti, pronta a prendere in bocca il cazzetto di qualche potente per andare poi a sculettare alla TV di Stato, ma queste sono cose che girano nella mente di tante persone, come l’immagine di finire sotto le ruote di un camion o alla trasmissione Affari Tuoi. Continua a leggere
Scrivere per Brutal Crush è divertente e ti da un mucchio di soddisfazioni, specialmente per la quantità industriale di vaffa che ti becchi, in questo ordine, prima da chi ti legge e non condivide quanto scrivi, secondo dal boss che ti insulta per i ritardi mostruosi con cui consegni il materiale. Questa volta però il mai troppo comprensivo Aldo ha ragione da vendere. Mentre deliziavo le mie membra con l’ascolto di “Beneath Grow Lights” dei Cannabis Corpse, ovviamente rolleggiandomi lo spinellone del caso, mi arriva un messaggio del capo su What’s Up che mi chiede la fine del mio specialino sulle nuove uscite della Code 666. Continua a leggere
C’era un tempo, oltre 15 anni fa, in cui quella macchietta chiamata scena metal italiana era floridissima. Le riviste di settore dedicavano spazio a dire basta a miriadi di band, con il senno del poi quasi tutte inascoltabili. Erano gli anni del power metal e dell’epic, gli anni in cui gente come Heimdall e Drakkar sembravano il futuro. Ciliegina sulla torta, furono anche anni in cui il metal si chiuse a riccio su se stesso rinunciando ad ogni sorta di innovazione ed ignorando tutto ció che succedeva fuori dal ghetto, riprendendo ed osannando le soluzioni stilistiche vecchie e vetuste del power metal tedesco degli anni ’80. Solo dopo il 2001 le cose tornarono lentamente alla normalità, ma con l’avvento del giusto riequilibrio è anche morto il sogno/incubo della scena italiana power/epic. Come per ogni evoluzione, pochi sopravvivono ed è questo il caso dei White Skull, buona band di metallo classico a tinte power ma non gay, per certi versi accostabile ai Grave Digger/Running Wild, ma è un paragone che gli calza stretto. Continua a leggere
La fine di Marilyn Manson ha inizio quando Michael Moore lo intervistò per il suo documentario Bowling a Columbine. E’ da quel momento che tutto precipitò: le vendite dei dischi, l’affluenza ai concerti, persino i cattolici smisero di andare a protestare con i cartelli di legno, fuori dai locali sempre più piccoli in cui la star si esibiva. Continua a leggere







