Ok, è arrivato il nuovo disco di Eddi e soci, senza Anthony al basso sostituito dal quel supplì del figlio di Mr. Tapping. La prima cosa che mi viene da chiedervi è: ce n’era bisogno? Non lo so, o almeno non lo posso capire, ma non per miei limiti conoscitivi, bensì per quello che i Van Halen sono in grado di dare oggi e quello che hanno dato ieri. Certo, la parentesi con l’ex Extreme, Gary Cerone, non fu proprio una mossa delle più felici, però questo ritorno con David sa tanto di presa per il culo. Mi spiego meglio. Hagar alla voce fu veramente grandissimo, un singer di quelli che in poche battute fece dimenticare il suo predecessore. Oltre a ciò, detto tra noi, a me i suoi album con la band, in particolare il roccioso “F.U.C.K.”, piacevano non poco. Mi spiegate allora il senso di questa ‘Kissata’, ovvero il richiamare gli zombie nella speranza di vendere 4 copie in più? Certo, nei dischi con Sammy si sentiva che le genialate dei primi due album in studio erano chimere lontane di un passato dimenticato troppo in fretta, ma non è che i vari “Fair Warning” e “1984″ con Lee Roth fossero chissà quali capolavori. Erano dei dischi di raffinato hard rock, forse anche troppo commerciale, ma niente di più. Resta il fatto che questo “A Different Truth” non fa certo saltare dalla sedie come avrebbe dovuto. Innanzitutto si sente a chilometri di distanza che i brani altro non sono che gli scarti del recente passato, in seconda istanza David fa fatica, è palesemente a disagio e si mal destreggia su tonalità che non sono le sue. Musicalmente, più nello specifico, non c’é un guizzo che ti fa dire ‘cazzo, senti Eddie che combina’, né una di quelle sbavature che hanno fatto dell’hard rock dei Van Halen qualcosa di unico nel suo genere. Tutto è troppo composto, precisino, di routine se mi passate il termine. Da chi ha fatto scuola c’era da aspettarsi ben altro, non certo un disco di buona fattura ma insapore. Solo per die hard fans. (Aldo Luigi Mancusi)







