Macabro – Italia, 1980

Un’estate senza un film horror non è un’estate degna di essere tale. Da poche settimane sono diventata mamma una seconda volta, ma ciò non mi ha impedito di regalarvi un po’ di paura estiva. Ho pensato e ripensato a cosa potevo proporvi di speciale, non volevo rincorrere la solita trama tipica del bimestre Luglio/Agosto con i classiconi firmati Wes Craven eccetera, volevo dare luce a qualcosa che solo nella tranquillità di questo periodo potevate realmente apprezzare al 100%. Così ho avuto l’illuminazione, un bel cult movie italiano ingiustamente dimenticato. Per la regia di Lamberto Bava, figlio del grande Mario, scritto niente meno che con la collaborazione dei fratelli Avati, oltre che del talentuoso e misconosciuto Gandus, Macabro è uno dei punti più alti di tutto il filone thriller/horror italiano, per molti critici anche superiore a Profondo Rosso, il capolavoro di Argento che tutto deve al genio dell’Hitchcock di Psycho. Atmosfere nerissime, suspence e quel pizzico di gore che solo i Bava sapevano mettere in ogni loro opera con classe, senza strabordare nel ridicolo di alcuni ed il pecoreccio di altri, Macabro è un lungometraggio dell’orrore praticamente perfetto, a partire dalla trama a dir poco impeccabile e cerebrale: la signora Baker ha una storia d’amore con un uomo, ma la tiene nascosta. La figlia più grande, Lucy, scoperta la relazione della madre, per vendetta affoga il fratello minore e la avverte telefonicamente accennando ad un incidente. Lei si precipita subito, accompagnata dal suo amante, ma durante il tragitto hanno un incidente e lui perde la vita. Dopo circa un anno, ripresa dallo shock, la Baker va a vivere in quella che era la casa del suo amante, casa dove vive anche il fratello non vedente del suo perduto amore. Da qui in poi il film assumerà tutto un altro ritmo in un’escalation di adrenalina, paura e shock, che vi accompagneranno fino ad un finale totalmente inaspettato quanto brutale, termine che a voi lettori so non dispiacere. Secondo me, lo dico in modo convinto, la differenza la fa la complicità di Pupi ed Antonio Avati, due geni smaliziati che non si fanno problemi nel superare le più bieche regole perbeniste del nostro cinemino, le classiche puerili assurdità che non vogliono le morti dei minori e via così, non a caso Bava Jr. non raggiungerà mai più certi livelli, neanche sui due Demoni, carini ma troppo marchiati dalla presenza di Argento. Se cercavate un film unico nel suo genere, originale ed in grado di farvi saltare dalla sedia, allietate una delle vostre serate estive con questo scrigno della paura. (Tiziana Gervasoni)

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Pubblicato il 10 agosto 2012, in Horror Room con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Filmone \m/

  2. Non amo particolarmente L. Bava, ma il film è molto inquietante e splendidamente morboso. Si nota senza dubbio la mano degli Avati. Non concordo con la “escalation di adrenalina, paura e shock, che vi accompagneranno fino ad un finale totalmente inaspettato quanto brutale”. Parlerei piuttosto di isolamento progressivo che sfocia magnificamente nel soprannaturale. Grazie del consiglio, davvero una illuminazione!

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